“Terra e diritti”

Mostra Fotografica, Biblioteca Lazzerini Prato dal 05-04-019 per Cospe onlus :

Un reportage in 30 scatti del fotografo e reporter fiorentino Cesare Dagliana nei Territori Occupati palestinesi. Un racconto diviso in tre parti, “Terra ferita”, “Terra occupata” e “Terra viva”. Ritratti, luoghi, panorami e campi lunghi a raccontare il valore simbolico della terra, la sua trasformazione e la resistenza dei palestinesi sotto Occupazione. Dietro ogni foto un incontro e una storia e tanti temi: dall’acqua al lavoro nei campi, dalla convivenza con il Muro, le colonie e ai check point, fino alla creatività e la ricerca di riscatto dei giovani. La mostra è stata realizzata nell’ambito del progetto di COSPE “Terra e diritti” finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics).

Mostre

A margine di un negativo fotografico

Al tempo della società dello spettacolo pienamente realizzata secondo la profezia di Guy Debord, dare un senso alla fotografia e al lavoro del fotografo diviene sempre più difficile. Dal momento che la tecnologia digitale ha trasferito tutto il processo produttivo fotografico all’interno del software della fotocamera, il Fotografo è nudo. L’esperienza e la skillness di generazioni di fotografi, l’intero loro mestiere si è trasformato in un algoritmo che sovrasta e domina il suo utilizzatore. L’algoritmo non solo si limita a produrre una fotografia tecnicamente corretta ma spesso attraverso le app produce una immagine “ buona” per il mercato estetico globale.. Tutto il materiale e l’immateriale che si frappone fra la lente della fotocamera e l’occhio che osserva il display è dominato dal mercato. Dalle immagini vendute a peso dei siti “stock” al bastoncino allungabile per selfie dei venditori abusivi, si stimola una apparente creatività e un uso di strumenti che alimenta un l’immaginario collettivo confinato in canoni predefiniti. Per il mercato è la quantità che conta. C’è da chiedersi alla fine se il Fotografo come produttore di immagini compulsivo e bulimico è ancora o per quanto un soggetto libero.

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Tourist-Florence. N. 6 neg.12×6 , collage.

Occorre forse recuperare una nuova skillness per liberasi dalla subalternità

al mezzo e al mercato e per affermare la propria individualità inalienabile?

Se cosi è occorre riappropriarsi di tutto il processo produttivo dell’immagine fotografica: dall’analisi del soggetto alla sua riproduzione sul supporto finale inteso come “originale”, opera finale dell’autore destinata ad essere “ammirata” nella sua unicità e particolarità, ovvero come opera d’arte e in tal senso esposta.

Mezzi e fini del mezzo fotografico, oggi separati, ritornano ad essere correlati e i Fotografo ne è interamente responsabile. Il rapporto del fotografo con l’ambiente, il modo di ripresa, il processo di produzione dell’immagine, la sua esposizione o destinazione finale, devono essere oggetto di critica e sottratti al dominio del software e non ricondotti ad una semplice conoscenza delle tecniche tradizionali. E’ all’interno del processo che si ridefinisce la cifra stilistica de fotografo che non vuole essere una contrapposizione banale fra analogico e digitale, ma la personale ridefinizione del “Se”  con il mezzo e il mondo.